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Fonti di nutrizione
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per le Tillandsia in natura
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(Le poche note che seguono sono importanti per capire come concimare se necessario, le Tillandsia che si tengono nella casa o in qualsiasi ambiente, ma al di fuori del loro ambiente naturale). |
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Come già detto, le Tillansia occupano regioni e climi caratterizzati da notevolli differenze tra loro; inoltre alcune specie possono apparire più o meno aeree facoltative perchè in determinate regioni climatiche possono rinvenirsi abbarbicate alle rocce o tra bassi cespugli, ossia molto vicine al terreno. In dipendenza della loro allocazione, se strettamente aeree o aree facoltative, le Tillandsia usufruiscono di fonti diverse per la loro nutrizione. Quasi sempre possono usufruire di abbondante materiale di nutrizione, anche se a concentrazioni saline inferiori rispetto alle piante con apparato radicale assorbente e che assorbono da un substrato i nutrienti necessari. |
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Foresta pluviale
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Possono sostanzialmente essere individuate tre grandi fonti di alimentazione, secondo il tipo di Tillandsia: 1- le epifite aggrappate a substrati più o meno inerti come possono essere i cavi della luce o del telefono, godono della nutrizione più povera e vincolata per lo più al pulviscolo, alle polveri e sostanze trasportate dal vento, dalle piogge, ecc. Da rilevare che in regioni caratterizzate da notevole ventosità specialemnte in alcuni periodi dell'anno, come possono essere alcune regioni montagnose o altopiani andini, la polvere del terreno circostante sollevata dal vento, a volte è davvero notevole e rappresenta una consistente fonte di nutrizione per queste specie dotate di una spessa copertura di tricomi e fornite pertanto di una superficie fogliare in grado di imbrigliare notevoli quantitativi di polveri. 2- le epifite che fissano la loro dimora sulla vegetazione arborea o arbustiva, usufruiscono oltre che delle polveri e delle piogge, anche e soprattutto di notevoli residui organici (vegetali e animali) più o meno mineralizzati, provenienti dalle zone superiori della vegetazione (foglie, corteccia, essudati, deiezioni, residui di piccoli animali, ecc.) sulla quale sono fissate e che vengono con le piogge, con il vento o semplicemente per gravità, portati a contatto della loro superficie o dentro il serbatoio, quando presente. Spesso, una fitta copertura di altre Tillandsie allocate più in alto, con generazioni che già hanno fiorito, fruttificato e che sono in via di disfacimento, costituisce una consistente fonte di alimentazione. Le quantità di residui in disfacimento soprattutto vegetali ma anche di piccoli animali (insetti) che si rinvengono sulle piante sono a volte veramente consistenti e inducono a pensare che a queste Tillandsia non scarseggia di certo la nutrizione minerale. L'acqua di dilavamento, porta con sé , una moltitudine di sali minerali, essudati organici, composti azotati a basso peso molecolare (con possibilità in questo caso di essere assorbiti tal quali), che derivano dal semplice dilavamento della vegetazione sovrastante (le foglie e anche le parti legnose possono cedere elementi sotto varia forma), oppure, come già menzionato, trattasi di prodotti di degradazione della vegetazione e della fauna situate al di sopra, in via di mineralizzazione. Studi effettuati, in alcune zone centro americane hanno rilevato che substrati sui quali si ancorano Tillandsie del Tipo Cinque offrono la stessa disponibilità in elementi nutritivi del terreno circostante. 3- le terricole o sassicole (obbligate o facoltative), essendo abbarbicate tra i cespugli o fissate direttamente sulle rocce, hanno a loro disposizione la polvere e il terreno, che le piogge, il vento, ecc. portano in contatto con la loro superficie (tricomi) o con le radici più o meno assorbenti. (Per una migliore comprensione dellle modalità di assorbimento dei nutrienti, si veda anche il capitolo riguardante la radice) |
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Tutte le le specie di Tillandsia possono acquisire dall'atmosfera elementi nutritivi sottoforma di deposito secco, allo stato di vapore (zolfo e azoto), o per mezzo delle precipitazioni. Con la pioggia arrivano sulla pianta soprattutto N (azoto, in varie forme di ossidazione, secondo il clima, l'atmosfera più o meno inquinata, il tipo di terreno della zona, ecc.), P, K, Ca e Mg (fosforo, potassio, calcio e magnesio), che sono i macroelemnti fondamentali. Seguono, poi, una serie più o meno estesa di microelementi utili ed eventuali metalli pesanti, dipendendo dai venti, dal clima in generale, dall'inquinamento. |
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T. ionantha; quella che appare come un' efflorescenza bianca sulle foglie, sono le ali particolarmente sviluppate dei tricomi
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Da tenere presente che le richieste di elementi nutritivi da parte delle Tillandsie, specialmente se del Tipo Cinque, sono tra le più basse di tutta la flora vascolare. Tali specie crescono molto lentamente, con foglie durevoli e le concentrazioni nel loro interno, di azoto, fosforo e potassio, sono a volte particolarmente basse, se confrontate con le specie a serbatoio e/o fornite radici assorbenti. Pressioni osmotiche basse nelle foglie, possono indicare che le piante hanno a disposizione substrati molto poveri di sali. |
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T. ionantha
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Alcuni membri del Tipo Cinque, pare abbiano una certa tolleranza al sale marino, quando addirittura non ne ricavino un beneficio, specialmente se in carenza di K. La parziale sostituibilità di K con Na (sodio), da tempo è conosciuta per le colture agrarie. Alcune ricerche sembrano infatti dimostrare un certo beneficio da Na, laddove esistano scarse disponibilità di K, come per es. sui fili telefonici. Esperienze personali, protratte per circa un anno, in zona caraibica, a pochi metri dal mare, con le più comuni specie di esportazione non hanno sortito risultati positivi ai fini della riproduzione; probabilmente per la troppa vicinanza al mare. Solamente si è potuto evidenziare una diversa tolleranza (alla salinità, al clima ?) tra le varie specie. Un'altra fonte di azoto, che riveste una certa importanza specialmente per le Tillandsie che vivono per es. sui cavi del telefono, o su altri supporti inerti (strutture metalliche come ponti, edifici, segnaletica stradale, ecc.), viene fornita dagli azotofissatori della fillosfèra. Fillosfera: sulla superficie (tutta) degli organi aerei dei vegetali, si rinviene sempre, indipendentemente dalla eventuale presenza di specie patogene, un certo numero di microrganismi appartenenti al regno vegetale come: batteri, lieviti, funghi, alghe, licheni, l'insieme dei quali, con riferimento all'apparato fogliare sul quale sono insediati, viene denominato “fillosfèra”. Quantitativamente il numero varia molto. Vi influisce la ricchezza microbica dell'aria, le correnti aeree, la vicinanza o meno della superficie del suolo, la quantità di precipitazioni, l'insolazione, la natura, l'età e la composizione della pianta con i suoi essudati, ecc. Tali fattori, ora menzionati, possono spiegare anche l'instaurarsi di una microflora relativamente specifica. Di questa ricca microflora fanno parte anche batteri azotofissatori, che hanno la capacità di fissare nel loro corpo l'azoto atmosferico. La fillosfèra, oltre che costituire un fattore limitante per le specie patogene con le quali compete in vari modi, può inoltre costituire una non trascurabile fonte nutrizionale con i prodotti di disfacimento, alla morte degli stessi microrganismi, poiché altre successive generazioni di microrganismi (batteri, funghi, ecc. ) si incaricheranno di demolire quello che resta delle generazioni precedenti, riducendolo in composti organici più semplici, più assimilabili, fin anche a una mineralizzazione completa, dei quali le Tillandsie usufruiranno, attraverso i tricomi. |
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Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2010 |
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