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In altre parole è emerso che tali piante hanno vari meccanismi fisiologici di compensazione che consentono loro di "resistere" a prolungati periodi di siccità. Infatti, durante i primi 20-30 giorni di sottoposizione al periodo di siccità, nonostante il contenuto percentuale di acqua delle foglie diminuisse linearmente, il potenziale idrico delle stesse rimaneva alto. Q ueste ricerche contribuirono a spiegare che l'attività fisiologica in queste epifite è ininfluente da una sostanziale quantità di tessuto idrico perso (per disidratazione), presumibilmente perché il turgore nelle cellule delle foglie è mantenuto a relativamente alti livelli per un "travaso" di acqua dall'idrenchima (regione più vicina all'epidermide) al clorenchima (mesofillo), ossia la regione della foglia più attivamente metabolizzante, posta nella zona centrale, preservando così l'attività fisiologica. E' necessario ribadire che le Tillandsie CAM oltre ad avere per loro natura, una più alta efficienza nell'utilizzo dell'acqua hanno inoltre, come già ricordato, generalmente stomi piccoli e radi e un fitto tappeto di tricomi, che contribuiscono pure a una restrizione della perdita di acqua. Questo non significa affatto che le Tillandsie cosiddette CAM, una volta giunte all'acquirente finale siano sempre e comunque le Tillandsie più resistenti alla siccità. La resistenza alla siccità è un carattere complesso e molto variabile dipendendo anche da fattori ambientali (luce, U.R. temperatura), colturali, dall'età della pianta, dallo stato vegetativo, dalle cure avute prima di essere commercializzata. Esistono specie "a serbatoio" particolarmente resistenti, soprattutto se ben accudite. Una regola precisa per giudicare la resistenza alla mancanza d'acqua e valida per tutte le specie e per tutte le situazioni non esiste. |
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