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  Generalità sistematiche e morfologiche  
   
 

Tutto il materiale di questo sito, se non diversamente indicato, è originale e di proprietà di: Michieli Dr. Roberto - Azienda Agricola 
Non è consentita la riproduzione nemmeno parziale della parte descrittiva o delle foto, senza espressa e preventiva autorizzazione scritta del proprietario.

 

   
     
 
 
  Tillandsia brachycaulos var. brachycaulos ai tropici, in fioritura, con il massimo del colore tipico di questa specie. E' normale per questa specie assumere in fioritura, nelle zone di origine per effetto del clima, questa intensa colorazione che si può notare sia sugli individui silvestri ancorati alla vegetazione arborea, sia su piante coltivate, come nel caso della foto. Le piante in foto hanno un diametro di circa 30 cm ; tra le Tillansia coltivate, la var. Brachycaulos può vantare una crescita abbastanza rapida; si tenga comunque presente che trattasi di una bromeliacea, ossia pianta a lenta crescita. Questa specie si può collocare nel ''tipo quattro'' ossia tra le ''piante a serbatoio'' (vedi più sotto la spiegazione).  

   
     
 
 
  Tillandsia: specie diverse in regione tropicale a livello del mare  

 

Da qualche anno vi è un sostenuto interesse verso queste meravigliose piante che non hanno bisogno di terreno, che si nutrono attraverso le foglie e che “raccolgono” e in parte metabolizzano quello che sta nell’aria circostante  e con cui vengono in contatto.

 

   
     
 
 
  Copertura di Bromeliacee, tra le quali molte Tillandsia, in ambiente sub-tropicale. Come si vede bene in foto, in natura la maggioranza delle specie assumono una posizione verticale; anche le piante nate nella parte del ramo rivolto verso il basso, tendono ad assumere una posizione verticale o quanto meno tendente verso l'alto. Mentre ciò è fondamentale per le specie del ''tipo 4'' provviste di serbatoio per la raccolta dell'aqua (le piante a rosetta), lo è meno per le epifite del ''tipo 5'', anche se la tendenza in natura è quella, ovviamente, di riportarsi in posizione eretta.  

 

NOTA IMPORTANTE:

Ci scusiamo sin d’ora per aver affrontato alcuni argomenti, che potrebbero essere di interesse per molti, in maniera volutamente superficiale o evasiva. Gli appassionati e i fruitori di Tillandsia, ci perdoneranno se tengono presente che oltre che importatori siamo anche coltivatori delle stesse e ovviamente non possiamo mettere la nostra esperienza e le nostre conoscenze a disposizione di chiunque.

 Riteniamo che le informazioni fornite per quanto riguarda mantenimento, riproduzione, nutrizione, siano più che sufficienti per un mantenimento ottimale di tali piante e invitiamo a diffidare o a “prendere con le pinze” molte  se non gran parte delle note e informazioni colturali che compaiono su riviste, volantini, internet, ecc.

 

   
     
 
 
  Tillandsia velutina con fioritura incipiente  

   
     
 
 
  Tillandsia su Pejibaye Tillandsia sp. Coesistenza sugli stessi rami di specie mesiche e specie xeriche  

 

Perché Tillandsia (al singolare) ?

Perché il nome scientifico latino di questo genere di piante è Tillandsia (lo usiamo al singolare anche quando intendiamo una pluralità di specie) e abbiamo  preferito titolare il sito con il nome scientifico del genere, mentre si è preferito per le famiglie e sottofamiglie botaniche, usare la più facile desinenza italiana...acee, piuttosto che quella latina in ...aceae, ...oideae.

Pertanto, se non viene indicata la specie, con il termine Tillandsia si intende il genere e ovviamente tutte le specie di Tillandsia in esso contenute.

 

  Sono piante appartenenti alla famiglia delle Bromeliacee, che in natura vivono nelle zone sub-tropicali e tropicali del continente americano e che dal Centro America sono esportate e commercializzate nel mondo: dal Giappone al Nord America, all'Europa. In Sud America, nonostante la massiccia presenza di tale genere di piante in alcune regioni andine e in regioni tropicali di montagna e di pianura, la coltivazione è insignificante. Nella descrizione che segue, si farà riferimento essenzialmente alle specie che possono essere reperite sul mercato italiano ed europeo, ossia specie coltivate.
Da alcuni vengono anche chiamate “piante neotropicali” più semplicemente: piante tropicali del Nuovo Mondo (America)
 

 

Il genere Tillandsia è uno dei 55 generi (il numero è in aumento, mano a mano che procede la classificazione) in cui si divide la grande famiglia delle Bromeliacee (monocotiledoni); appartiene alla sottofamiglia delle Tillandsioidee nella quale finora sono state inserite 512 specie (550 secondo alcuni studiosi.) Le altre due sottofamiglie sono le Pitcairnioidee e le Bromelioidee . Delle 512 specie di Tillandsioidee finora classificate, purtroppo solo poche decine sono usualmente coltivate per l'esportazione (dal Centro America verso il resto del Mondo). Molti sono gli ibridi tra specie diverse, creati da coltivatori centro americani, o spontaneamente in natura originatisi, che assumono a volte forme bizzarre. E’ davvero frequente incontrare nel loro ambiente naturale, piante con l’epidermide di una specie, ma con la conformazione di un’altra specie e per di più con un’ampia gamma intermedia di sfumature di colore, morfologia, epidermide, abbondanza e sviluppo dei tricomi (peli), ecc. Tale mutevole e continua variabilità è uno degli aspetti più curiosi che accompagna le Tillandsia e che ne rende difficile e incerta anche la esatta collocazione sistematica.

 
     
 
 
  Tillandsia caput medusae con foglie particolramente arricciate; caratteristica provocata da carenza d'acqua protrattasi per qualche tempo (alcune settimane)  

 
 
     
 
 
  Tillandsia juncifolia Tillandsia juncea  

 

Nelle pagine che seguono diamo alcune informazioni riguardo morfologia, fisiologia,  mantenimento, usando a volte termini non appropriati, ma che facilmente possono essere capiti. Si é cercato anche di soddisfare nella descrizione, alcune delle molte domande che gli appassionati pongono.

Si è cercato altresì di evitare, riferimenti precisi di volta in volta alle singole specie, indicando piuttosto il tipo o se si vuole la categoria (indicandole per es. come mesiche, xeriche, del Tipo Cinque, atmosferiche, delle regioni umide, delle regioni secche, ecc.), per non indurre in errore il lettore o l'appassionato a preferire alcune specie, al posto di altre, senza avere una approfondita conoscenza del settore.

Quanto descritto in merito al mantenimento, alle loro caratteristiche esteriori, al comportamento nei nostri climi, deriva da nostre esperienze e osservazioni personali sia per conoscenza delle regioni di origine e sia come importatori da molti anni e come coltivatori in serra.

Per la parte propriamente scientifica ci si è avvalsi in parte delle conoscenze e delle osservazioni microscopiche acquisite in azienda e in parte della letteratura sulle Tillandsia (si intenda la sottofamiglia Tillandsioidee e non il solo genere Tillandsia) che viene riportata in bibliografia.

Ci si è sostanzialmente attenuti alla descrizione delle specie di rilevanza economica per i coltivatori e soprattutto di interesse per gli utilizzatori finali. Purtroppo nelle ricerche e/o studi (quasi inesistenti in Italia se confrontati alla mole di studi americani ed europei) che vengono fatti su tali piante, vengono prese in esame specie per lo più non coltivate, anche quando sarebbe ininfluente l'uso di specie diverse da quelle esaminate. Molte di tali ricerche si esauriscono, purtroppo, dove sono state geograficamente condotte poiché i risultati non sono per così dire, esportabili, né in zone diverse, né su specie di Tillandsia coltivate come piante ornamentali.

 

   
     
 
 
  Tillandsia: specie diverse (xeriche e mesiche) in regione tropicale con piovosità di 2.000 -2.500 mm all'anno. Altitudine 650 msm Specie diverse (xeriche e mesiche) in regione tropicale con piovosità di 2.500-3.000 mm all'anno . Altitudine: 1.400 msm  

 

Ipotesi sulle origini delle Tillandsie

Gli studiosi non sono concordi sulle zone di origine. Taluni studiosi collocano i progenitori nelle zone secche del Perù, altri, nella zona andina; ossia credono a un progenitore xeròfito (ossia somigliante alle Tillandsie atmosferiche). Altri ancora, credono più a un progenitore di tipo sciàfilo (somigliante a una tillandsia a serbatoio), con radici assorbenti, foglie larghe e sottili. La tendenza è quella di collocare l'origine nella regione andina. Probabilmente, le Tillandsia esistenti sono il risultato di una evoluzione a mosaico a seguito di più migrazioni ed evoluzioni.

Le specie grigie con foglie strette si ritiene si siano evolute nell'America Centrale e nella parte meridionale delle Ande del Sud America. Le specie con foglie larghe dimostrano la maggiore specializzazione (conseguente a evoluzione) in Ecuador, Colombia e Perù. Ma attenzione, ci sono vaste zone della cordigliera andina, meravigliosamente tappezzate da Tillandsia grigie e ci sono vaste zone dell'America Centrale, direi la maggior parte dell'America Centrale, dove in natura prevalgono Tillandsia verdi (a serbatoio).

 
     
 
 
  Tillandsia ionantha Tillandsia oaxacana  

 

Criteri tassonomici

In botanica, per designare una pianta si usa un binomio, formato dal nome del genere e della specie. Il nome del genere può derivare dal latino, dal greco, da altre lingue o da nomi di studiosi o persone importanti; il nome della specie è formato da un aggettivo che dovrebbe ricordare le caratteristiche della specie (la forma ( T. recurvata ), il colore, l'uso che se ne fa della pianta, l'odore, ecc.), ma spesso deriva da nomi geografici ( T. guatemalensis ), da nomi di studiosi, o sono semplicemente nomi di fantasia.

L'attribuzione del nome Tillandsia, si deve a Linneo. Il grande botanico svedese che nel 1753 instaurò la moderna nomenclatura fondata sul binomio: genere, più un aggettivo specifico a caratterizzare la specie, volle dare a queste piante, il nome del collega Elias Tillands (1640-1693).

Oltre la classica tassonomia (classificazione botanica) sostanzialmente in base al fiore, per le Bromeliacee esiste anche una forse più importante tassonomia ecofisiologica, che organizza la famiglia e perciò anche le Tillandsie, in base alle “funzioni”, spesso inusuali, che permettono a tali piante di vivere negli habitat più disparati. Tale classificazione prende in considerazione le radici, l'architettura del germoglio, la presenza o meno del “serbatoio” (si veda più avanti), il colore e la forma del fogliame, i tricomi (in seguito descritti), il substrato (con le caratteristiche fisiche e chimiche) sul quale vivono, il clima della zona e altre caratteristiche ancora.

 

 

Servendosi dei parametri sopra elencati e di altri ancora, le Tillandsie vengono normalmente suddivise dagli studiosi:

a) con criteri che fanno sostanzialmente riferimento al clima, alle precipitazioni piovose, alla tolleranza alla siccità

• xerofite o xeriche, quelle che sono esposte a precipitazioni tra i 300 e 1.000 mm annuali;

• semixeriche, quelle che sono esposte a precipitazioni di almeno 1.000 mm all'anno;

• mesiche, quelle che sono esposte, o se si preferisce, che richiedono oltre 2.000 mm l'anno di pioggia;

 
     
 
 
  Tillandsia xerographica Tillandsia brachycaulos multiflora  

 

oppure

b) vengono collocate in un classificazione più ampia che racchiude in cinque “Tipi” tutte le Bromeliacee, includendo la sottofamiglia Tillansioidee nei seguenti due tipi:

• Tillandsia del "Tipo Quattro"

• Tillandsia del "Tipo Cinque"

Le caratteristiche principali o le strutture anatomiche e fisiologiche prese in esame per l'assegnazione delle Tillandsie al Tipo quattro e al Tipo cinque, sono sostanzialmente le seguenti:

- sistema radicale

- tricoma foliare

- forma e disposizione delle foglie, formanti o meno una rosetta, cioè una cavità o “serbatoio” conformato per contenere l'aqua di pioggia

- habitat (epifitico, terrestre sassicolo)

- alcuni aspetti metabolici legati al ciclo del carbonio (fotosintesi), CAM o C3

Nel “tipo quattro” possono essere presenti radici con funzione assorbente. E' presente una disposizione delle foglie a rosetta, su di un fusto a internodi molto corti, che porta alla formazione di un “serbatoio” ben sviluppato. Prevalentemente sono piante a C3.

Nel “tipo cinque”, oltre che le T. epifite sono incluse anche le T. sassicole, ossia terrestri; le T. del tipo cinque non sono provviste di serbaoio; le radici hanno prevalentemente funzione di ancoraggio, mancando di una significativa capacità di assorbimento; hanno in media e generalmente taglia più piccola; la maggior parte sono piante CAM; il tipo cinque è anologo al gruppo che alcuni studiosi chiamano “Tillandsie atmosferiche”. Circa la metà delle Tillandsie conosciute appartengono a questo tipo.

 

   
     
 
 
  T. usneoides  

 

Una ulteriore classificazione per le Tillandsia, pratica e intuitiva, può essere fatta più semplicemente in base alla loro capacità nel raccogliere l'acqua di pioggia, attraverso una disposizione delle foglie secondo che formino o meno una rosetta ossia una coppa, un ''serbatoio'', che risulta dalla disposizione spiralata e parzialmente sovrapposta delle foglie, sul fusto compresso.

In base a questa morfologia possono distinguersi due grandi gruppi:

•  Tillandsie del tipo a serbatoio

•  Tillandsie del tipo atmosferico

 
     
 
 
  Radici di ancoraggio di Catopsis (un genere della sottofamiglia Tillandsioidee). Pianta madre dopo la fioritura, con un vigoroso germoglio alla base. Tillandsia del tipo a serbatoio  

  Nel serbatoio si sviluppa una flora e una fauna spesso abbondanti; qui possono fermarsi o morire alcuni insetti il cui residuo organico viene digerito, cosicché si può parlare di carnivoria seppure assai limitata.  
     
 
 
   

 

Le specie appartenenti a questa tipologia (es. T. brachicaulos ) vivono preferibilmente nelle foreste umide, usufruendo in maniera consistente dell'acqua e delle sostanze in essa contenute. Studi sono stati fatti sulla diversa capacità (efficienza) di alcune specie nel trattenere l'acqua nel serbatoio.

 
     
 
 
  Tillandsia brachycaulos (multiflora) in fioritura  

 

Nella seconda tipologia, le foglie della rosetta centrale non sono sovrapposte a formare il cosiddetto serbatoio. Queste specie, denominate atmosferiche, si incontrano più frequentemente nei territori con meno precipitazioni piovose. Hanno foglie più piccole, spesso a sezione rotondeggiante e utilizzano al massimo grado il ruolo assorbente dei tricomi.

Da sottolineare che, mentre la distinzione tra specie a serbatoio e specie atmosferiche è netta, anche se non assoluta (per es. Bulbosa e Butzii prediligono climi ad elevata umidità e piovosità ed hanno foglie lucide rotondeggianti) basandosi sulla conformazione dell'apparato fogliare, non altrettanto definita e rigida è la loro attribuzione ai due opposti ambienti di vita: pluviale e secco.

(Si veda nella sezione “fotocatalogo”, una classificazione di massima di alcune delle specie più commercializzate, in base alla temperatura e umidità delle zone di coltivazione.)

Entrambe le classificazioni, unitamente alla classica tassonomia in base al fiore-infiorescenza contribuiscono all'ordinamento sistematico dei generi e delle specie.

Altri caratteri, come possono essere gli indici di comportamento nei confronti della siccità, la dimensione dello scudo del tricoma, la lunghezza del fusto, presenza o assenza di radici, brattee fiorali con o senza tricomi, forma della foglia (sottile e piatta, oppure carnosa, succulenta, meno espansa o con ridottissima superficie), sono parametri importanti, anche se non tutti gli studiosi ne condividono in egual misura l'importanza.

 
     
 
 
  Tillandsia albida con ramificazioni apicali a seguito di cimatura  

 

Dire che tutte le Tillandsie sono epifite, non corrisponde al vero. Come non corrisponde a verità dire che tutte le radici delle stesse hanno solo funzioni meccaniche.

La grande variabilità all'interno di generi e specie, porta gli studiosi a non essere affatto concordi nella collocazione sistematica degli stessi, ma sono concordi nel giudicare la classificazione delle Bromeliacee, provvisoria e che necessiti di sostanziali miglioramenti e riordini, anche in base alle nuove indicazioni fornite dagli studi sul DNA che dovrebbero contribuire a spiegarne l'evoluzione e a capire quando e in quali condizioni siano avvenuti eventi importanti come per es. l'emergenza del tricoma assorbente, struttura fondamentale delle Tillansioidee.

Perciò, molte delle specie conosciute non possono essere rigidamente inserite in un unico tipo, comportandosi e/o assumendo aspetti diversi secondo il substrato, la zona geografica, il clima, la stagione.

Da alcuni studi si può supporre che da molte specie si siano evolute e/o selezionate razze diverse, a seconda della zona climatica, del substrato, ecc. nei quali sono cresciute e si sono evolute. Ebbene, tali razze (di un'unica specie) sommariamente identiche, continuano a mantenere piccole (a volte consistenti) diversità in alcuni caratteri (fittezza dei tricomi, stomi, portamento delle foglie), anche se prelevate, riunite insieme e portate a vivere per anni in un unico medesimo ambiente. Si può riscontrare ciò anche nel materiale importato dalle zone di origine. Specie identiche, coltivate da produttori diversi, presentano caratteristiche leggermente diverse, ma sempre costanti per ogni produttore.

 

 

Certi membri della sottofamiglia Tillandsioidee, vengono anche denominati “facoltativi”, in quanto possono radicare su corteccia e su terreno. Questi tipi facoltativi si ritrovano in gran numero nelle foreste montane umide e fresche, specie quelle caratterizzate da un fitto sottobosco. In numero minore si ritrovano pure su rocce o suoli aridi, su cespugli e cactus. Alcuni di questi tipi facoltativi possono comportarsi da epifiti allo stadio giovanile e da terrestri allo stadio adulto, quando per es. cadono da rami che si rompono perché deboli, esauriti, o sovraccarichi (debilitati) per eccessiva copertura da epifite; dopo la caduta a terra possono continuare a svilupparsi, vigorosamente, sul terreno. 

Specie esclusivamente arboree e specie terrestri, spesso coesistono, ma le prime prevalgono normalmente nelle foreste. Le specie terrestri sono maggiormente presenti in zone più illuminate, dove è meno presente la vegetazione d'alto fusto.

Nei cosiddetti "tipi facoltativi", i meccanismi responsabili dello status terrestre o arboreo, sono ancora sconosciuti. .

 
     
 
 
  Le stesse specie, sia sui rami che nel terreno circostante (in zona montagnosa)  

  Non è infrequente incontrare in foresta varie Bromeliacee cadute da alberi e che a volte (ma non sempre) continuano, anche se molto danneggiate dalla caduta specialmente se sono di grossa taglia, a svilupparsi sul terreno. Per i tipi a serbatoio, caduti da rami, la sopravvivenza è un po' più difficile, perché devono conservare il serbatoio in posizione tale che possa ancora raccogliere l'acqua di pioggia; anche in questi casi, non esistono regole certe per la sopravvivenza, essendo innumerevoli le variabili: quantità di radici emesse, tipo di substrato, umidità, precipitazioni, quantità di luce intercettata, ecc.  
     
 
 
  Tillandsia tipo a serbatoio , staccatasi dai rami della vegetazione arborea sovrastante Tillandsia tipo atmosferico: Juncifolia, staccatasi dai rami della vegetazione arborea sovrastante Till. tipo atmosferico: Schiedeana, staccatasi dai rami della vegetazione arborea sovrastante  

 

Le Tillandsie sono piante altamente versatili, che nella loro evoluzione hanno saputo o potuto occupare ecospazi sottoutilizzati o difficilmente sfruttabili da altre piante, questo grazie alle loro peculiarità (tricomi assorbenti, serbatoio, tolleranza agli stress (luce, acqua, temperatura, ...)). Si possono rinvenire sulle Ande a più di 4000 m, con irraggiamento solare ricco di ultravioletti, come pure, nelle fitte foreste con luce scarsa e con lunghezza d'onda ampia, perché filtrata dalla vegetazione.

Alcune specie tollerano la siccità per mesi e anche per anni, sopravvivendo con l'umidità della nebbia, nei deserti del sud del Perú e del nord del Cile. Questo non significa che tutte le specie siano in grado di sopportare siccità per mesi o per anni. Alcune specie a serbatoio, fuori del loro ambiente naturale, come può essere un'abitazione, possono manifestare una resistenza alla siccità persino superiore ad alcune specie atmosferiche. Cioè specie classificate xerofite, hanno minore resistenza di altre classificate mesiche o di altre specie dall'habitat decisamente umido.

Questo conferma una volta di più quanto gli studiosi riconoscono, ossia che i parametri per la classificazione ecologica non devono essere considerati rigidamente e che le interazioni tra gli stessi sono innumerevoli e spesso non conosciute.

 
     
 
 
  T. usneoides; sono presenti anche dense colonie di Juncifolia, ben visibili sulla sinistra della foto  

 

Le Tillandsie epìfite (epi=sopra, phyton=pianta), usufruiscono dell'accoglienza di un altro ospite vegetale, albero o arbusto, per ancorarvisi , al fine di captare la luce e acqua necessari a compiere la fotosintesi. A differenza delle sassicole, si mostrano generalmente più compatte, radicano più abbondantemente e con radici più ramificate, producono germogli corti, dopo una fioritura pressoché annuale.

Studi sono stati fatti in alcune regioni, al fine di evidenziare le specie arboree che più frequentemente fanno da ospite e in quale posizione della loro chioma o del fusto, si insediano le varie specie di Tillandsie epifite.

 

 

Sebbene non possano essere considerate parassite, ciò non toglie, che in alcune zone del Centro-Sud America possano essere considerate tali per via della fitta copertura che creano sull'ospite. Sebbene sia improprio usare il termine parassita, mancando le Tillandsie di organi come gli austori o di strutture adatte al prelevamento dall'ospite di liquidi più o meno elaborati, non c'è dubbio che possano in alcune situazioni, danneggiare la pianta ospite. Non è infrequente in zone tropicali o sub-tropicali osservare alberi totalmente e fittamente ricoperti da varie specie di Bromeliacee. Spesso la vegetazione che fa da supporto alle Tillandsie, è destinata al disseccamento, causa la competizione per la luce, per cui difficoltà di fotosintesi, di respirazione, di traspirazione, situazioni negative che portano a una diminuzione delle sostanze elaborate e di riserva. L'ospite, se totalmente coperto, o nelle parti totalmente coperte, ha una notevole difficoltà ad emettere nuove foglie, con le conseguenze intuibili.

Osservazioni e studi effettuati in zone dove le Tillandsie ''parassitizzano'' i loro ospiti, hanno evidenziato i fattori che influiscono sulla suscettibilità delle essenze forestali a ospitare le Tillandsie (ossia i fattori che facilitano l'ancoraggio delle Tillandsie sull'ospite). Ebbene, queste conoscenze possono essere sfruttate, sia pure a livello amatoriale, per lo scopo contrario: ossia per far aggrappare con facilità le Tillandsie all'ospite.

In breve, da tali studi si desume che le caratteristiche che favoriscono l'ancoraggio delle Tillandsie sull'ospite sono:

  • corteccia solida e che non si stacchi
  • rami orizzontali
  • corteccia rugosa
  • assenza di lattice
  • grande superficie di contatto
  • assenza di secrezioni, in qualche modo dannose
  • chioma ampia e non troppo fitta (la luce deve filtrare bene)
 

 

Aggrappate alla corteccia degli alberi, specialmente se in foresta, nella parte più alta della chioma, condivono spesso lo stesso ramo con molte altre Bromelie, con Anthurium, Orchidee, ecc. Su tali rami, si possono osservare le piante in vari stadi vegetativi, dalla plantula di qualche mese, nata da seme, fino alla pianta sfiorita con alla base rigogliosi germogli.

 
     
 
 
  Tillandsie, Orchidee e altre specie, su un ramo a circa 30 metri da terra, in foresta tropicale.  

 

Non di rado, nelle zone di origine, lunghi tratti di linee telefoniche ed elettriche, strutture in ferro come possono essere i ponti sui fiumi, altre strutture inerti ai bordi delle strade (recinzioni metalliche, ancor più se in legno, parapetti, ecc) sono fittamente ricoperti da queste piante. Trattasi prevalentemente di Tillandsia recurvata e Schiedeana (specialmente sui fili della luce e del telefono), ma si rinvengono anche molti altri generi e specie (Bulbosa, Caput medusae, Streptophylla, Usneoides , Aeranthos, Catopsis, Fasciculata...), mentre si rinvengono molte più specie sulle strutture più basse, entro i 2-3 metri di altezza dal terreno, in questo caso con una minor frequenza delle prime due specie summenzionate (Recurvata e Schiedeana). Gli abitanti locali chiamano genericamente tutte queste piante epifite, senza distinzione tra le specie , ''Clavel del aire'' (garofano dell'aria).A seconda delle zone, c'è una prevalenza di alcune specie su altre. Molti altri  sono i nomi popolari, per noi a volte impronunciabili, che gli indigeni, danno alle varie specie di Bromeliaceee. L'esistenza su questi supporti, dimostra la capacità di crescita e di riproduzione in condizioni impossibili ad altre piante. Si possono rinvenire affollate colonie di Tillandsie anche sugli alberi nelle grandi città superaffollate e superinquinate del Centro-Sud-America. In queste situazioni, chiaramente assumono un colore più scuro, meno brillante e un aspetto sofferente, ma pur sempre vivono e si riproducono.

 
     
 
 
  Till. schiedeana (in questa foto a 1.000-1.500 mslm) Till. schiedeana (in questa foto a 1.000-.1500 mslm)  

   
     
 
 
  Vegetazione sui fili della luce in un centro abitato dell'America tropicale. Le frecce indicano giovani piante nate da seme  

 
 
     
 
 
  Tillandsia albida  

 

L'essere presenti con una certa frequenza e a volte esuberanza sui fili telefonici, è in certo qual modo agevolato dalla quantità di sostanze nutritive, delle quali le Tillandsia pure abbisognano (anche se in concentrazione bassissima), che sono presenti nel pulviscolo proveniente dal terreno e sollevato lungo le strade dal traffico di autoveicoli soprattutto pesanti, adibiti al trasporto della frutta tropicale, del legname e della canna da zucchero verso le zone di lavorazione o i porti d'imbarco. L'inquinamento da pulviscolo stradale non è pero il solo o il più importante fattore di sviluppo su tali supporti inerti. Fondamentale è che alcuni semi, trasportati dal vento o dalla fauna, riescano a germinare e aggrapparsi, poi con il tempo (anni e decenni) si svilupperà una fitta copertura di Tillandsia. 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2009

 

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