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  Come mantenere le piante di Tillandsia  
   
 

Questa è una delle pagine più visitate del nostro sito aziendale dedicato alle Tillandsia. Per soddisfare l'interesse dimostrato dai lettori si cerca di dare informazioni un po' più dettagliate, che però devono essere ''aiutate'' da una almeno generale conoscenza di tali piante, che si può acquisire con la lettura dei paragrafi precedenti. 

 

  Per meglio "capire" le Tillandsia, si consiglia vivamente di leggere, unitamente a questo paragrafo, anche il paragrafo "Nutrizione", cliccando sul menù a sinistra.  

  (Se non diversamente indicato, o facilmente comprensibile per i soggetti fotografati, le foto sono state eseguite su piante presenti nella nostra azienda).  

   
     
 
 
  Till. aeranthos cv uruguay. Una partita in fioritura nella nostra azienda.  

   
     
 
 
  Tillandsia capitata. Una pianta di taglia XL in coltura da noi e di cui abbiamo buona disponibilità. Ionantha cv. ''fuego'' .Questa cultivar si carica di un colore fucsia intenso in fioritura, pero date le ridotte dimensioni (da metà a 1/4 della Ionantha che noi vendiamo) e identico costo rispetto alla tradizionale Ionantha, rimane una cv. poco commercializzata. Ionanantha cv. "fuego"  

   
     
 
 
  Tillandsia streptophylla in fioritura che abbiamo posto in un cestino di vimini che si presta per valorizzarne la forma rotonda e arricciata verso il basso, tipica di questa specie. Disponiamo nel corso nell'anno di questa pianta in varie taglie, normalmente medie e medio-piccole. Tale specie, bella ma tra le meno facili da coltivare, reagisce fortemente, sia in natura che in coltura in serra, cambiando il portamento e la forma stessa dell'apparato fogliare, al variare del tasso di umidità dell'ambiente e soprattutto al variare dell'intensità e frequenza delle irrigazioni. Tillandsia straminea. Questa specie (xerica) ha fiori profumati. Tillandsia straminea. Una bella coltivazione nelle zone naturali di origine. Specie profumata.  

   

 

Chi ha già visitato il nostro sito, avrà notato che da qualche tempo forniamo informazioni pratiche più dettagliate sul mantenimento. Con tali note soprattutto sull'irrigazione cerchiamo nel contempo di correggere comportamenti non propriamente corretti, come per es. esagerazioni nelle irrigazioni o al contrario il mantenere la pianta in ambiente confinato, permanentemente senza un goccio d'acqua. 

 

 

Quanto irrigare

Per capire come mantenere e far crescere queste piante, è necessario premettere che le diverse specie del genere Tillandsia importate in Europa dal CentroAmerica, dove qui vengono riprodotte (1), vivono in natura, o vengono coltivate, in regioni dal clima assai diverso tra loro, oppure nella stessa regione e nella stessa zona ma caratterizzata da microclimi diversi. Sovente, un'azienda per produrre al meglio, deve coltivare le varie specie in zone a differente clima. Vi sono specie che prediligono climi temperati, altre che possono essere prodotte con buona qualità sia in climi tropicali che temperati; è sufficiente adattare la tecnica colturale. Servano queste poche righe a dare un'idea della grande variabilità del clima delle regioni che ospitano Tillandsie epìfite. Si va da ambienti desertici, alla ''foresta secca'', alla ''foresta pluviale umida'', ai freddi altopiani andini con temperature di qualche grado sottozero nelle primissime ore del mattino.

Se si considera che l'operazione dell'irrigare in serra è e rimane per i floricoltori una delle più delicate e bisognosa di una persona dotata di sensibilità e di attenzione, si può pensare quanto sia difficile fornire, a persone non del settore, consigli in modo conciso su questa operazione o sulla nebulizzazione. Considerando quanto siano diversi nel microclima(2), gli ambienti di vita e di lavoro che possono ospitare Tillandsie, è facile indurre all'eccesso in un senso o nell'altro. Si tenga presente, dato l'alto numero di specie esistenti in natura e dalle esigenze sensibilmente diverse tra loro, che i suggerimenti che seguono, sono indicativi e finalizzati al mantenimento delle specie più comunemente reperibili sul mercato.

(1) Regione dalla quale proviene la quasi totalità se non la totalità delle piante presenti in Italia

 
     
 
 
  Tillandsia ionantha (piante irrigate prima di eseguire la foto, per evidenziarne il colore). In questo caso il colore rosso non preannuncia la fioritura  

 
 
     
 
 
  Tillandsia ionantha in fioritura Tillandsia ionantha in fioritura  

 
 
     
 
 
  Questa specie mesica ha fiori profumati. L'intensità del profumo si percepisce secondo l'umidità e la temperatura dell'ambiente, l'ora della giornata, caratteristiche ambientali che condizionano fioritura ed eventuale emissione di profumi di tutte le Tillandsia. Catopsis minimiflora (Tillandsioidea): specie mesica con serbatoio contenente acqua dopo un'irrigazione Catopsis minimiflora (Tillandsioidea): infiorescenza  

 

Bisogna ribadire che tutte le piante (di qualsivoglia genere e specie) hanno bisogno di acqua per mantenersi fotosinteticamente attive, ossia per vivere e crescere attivamente.

La possibilità che hanno, particolarmente sviluppata in alcune specie, di vivere bene in natura per molti mesi senza pioggia e di sopravvivere  anche nelle abitazioni per qualche mese o anche per molti mesi senza nebulizzazione, non significa che le Tillandsie vivono senz'acqua; per le Tillandsie epifite è solamente diverso, curioso, il modo con cui se la procurano, catturandola dall'atmosfera (umidità, rugiada, nebbia, pioggia,...) attraverso le foglie e conservandola strettamente.

Chiaramente negli ambienti confinati di vita e di lavoro, privi di scambi con l'esterno, specialmente d'inverno, diventa difficile o impossibile per queste piante, catturare umidità o acqua a sufficienza per mantenere a buon livello il loro turgore cellulare. In queste situazioni mettono in atto, come già detto in altro paragrafo, dei meccanismi per la loro sopravvivenza, in attesa del ripristino di uno stato normale di idratazione.

 

   
     
 
 
  Tillandsia streptophylla: infiorescenza (con fiori ancora chiusi) di una pianta di circa 5 anni, nelle nostre serre  

 

La carenza idrica grave si manifesta con accartocciamento a doccia delle foglie, dapprima delle basali e via via delle altre verso l'apice, con un arricciamento delle foglie, a cominciare dagli apici delle stesse, con una diminuzione consistente del peso dell'intera pianta; se la carenza è prolungata, si può arrivare a intristimento generale della pianta, a volte a disseccamento degli apici fogliari e poi dell'intera pianta.

E ovvio che nella cura normale della pianta, non si può arrivare a stadi manifesti di sofferanza, anche se le Tillandsia hanno una capacità di recupero insospettata, soprattutto le specie xeriche e semixeriche. Piante sottoposte a carenza idrica per molti mesi possono, nel giro di alcuni giorni riacquistare di molto o completamente il turgore iniziale, mentre non sempre (secondo la specie, la morfologia fogliare) possono riacquistare la forma iniziale.  

 

 

La reidratazione può avvenire con una o più nebulizzazioni fino a gocciolamento delle foglie oppure mediante irrigazioni, effettuate anche nello stesso giorno quando si tratti di piante molto disidratate o anche e sarebbe la cosa migliore quando possibile, con una immersione di alcuni minuti in acqua a temperatura ambiente. Se possibile, usare acqua poco calcarea che può essere piovana, purché non raccolta dai tetti. Non è assolutamente necessario scrollare le piante, ad eccezione della Xerographica, dopo averle immerse in acqua, anzi è utilissimo lasciare le gocce sulle foglie. Nel giro di pochissimo tempo l’acqua in sovrappiù evaporerà o verrà riassorbita dalla pianta. L'importante è che non vi sia ristagno continuo di acqua.

Diciamo che 1-2 immersioni la settimana (in acqua a temperatura ambiente), protratte per qualche minuto dovrebbero essere sufficienti per mantenere in buono stato le piante in un ambiente di vita dove non ci sia un utilizzo sostenuto di condizionatori o di apparati di riscaldamento che disidratino l'ambiente. La frequenza di immersione può essere anche maggiore, eventualmente con un immersione più breve e facendo attenzione che la pianta asciughi la propria superficie fogliare in breve tempo (al massimo nel giro di qualche ora).

Ricordiamo ancora una volta che le esigenze delle varie specie di Tillandsia sono assai diverse tra loro e che per una buona reidratazione vale molto di più la sensibilità della persona che tutti i consigli dati ''a distanza'' !

Nel caso di piante non fissate stabilmente su supporti, ma semplicemente inserire in un bicchiere, in un vasetto di ceramica, ecc., utilizzo peraltro semplice e raccomandabile, si presti attenzione che la base o il fondo della pianta non rimangano a contatto o peggio immersi, nell'aqua di sgrondo d'irrigazione. Tale acqua andrebbe a ostruire gli stomi impedendo gli scambi gassosi della pianta con conseguente rapida marcescenza della base e di tutta la pianta. 

Si ricordi que le Tillandsia mangiano, bevono, respirano, solo attraverso le foglie e che dopo una ''buona bevuta'', le stesse devono avere gli stomi (aperture microscopiche presenti sulle foglie) liberi, per permettere gli scambi gassosi, ossia respirare. 

Alternare irrigazioni a periodi di asciutto (lunghi o brevi secondo le specie), è di fondamentale importanza!

 

   
     
 
 
  Tillandsia stricta Tillandsia stricta in fioritura, nella nostra azienda  

 

Nelle specie xericheque tollerano maggiormente gli stress idrici per carenza di acqua (ossia le specie ricche di tricomi con ali piuttosto sviluppate responsabili dell'aspetto vellutato e del colore bianco-grigio della foglia), gli stomi pur trovandosi allo stesso livello dei tricomi, come d'altronde in tutte le specie, vengono coperti, si potrebbe anche dire quasi ''tappati'' o per lo meno, molto ostacolati per limitarne la traspirazione, dalle ali di quest'ultimi. Con superficie fogliare bagnata, questa condizione di chiusura o di tappo, si accentua perché le ali dei tricomi si abbassano per adempiere alle loro funzioni, (si veda il paragrafo tricomi) assumendo una posizione parallela alla lamina fogliare e schiacciata su questa; si viene in tal modo a formare quasi un velo di acqua senza soluzione di continuità, che praticamente tappa tutte le aperture stomatiche.

Questo stato, pena la vivibilità della pianta, deve essere assolutamente temporaneo. La pianta ha bisogno di ritornare allo stato iniziale, con le ali dei tricomi alzate e le aperture stomatiche libere ! Dopo quanto tempo ? Variabilissimo da specie a specie e variabilissimo secondo il clima (temperatura, ventosità, U.R. luce, ecc.). Può variare da pochi minuti ad alcune ore. L'importante è che la foglia ritorni in breve tempo a respirare liberamente e normalmente.

In natura, condizioni eccezionali con piogge ininterrotte e prolungate per giorni sono rare e quasi sempre una sia pur breve sospensione della pioggia permette un rapido asciugamento della superficie fogliare, anche con U.R. alta. 

 
     
 
 
  Tillandsia. Foto al microscopio elettronico a scansione d'immagine della superficie fogliare di una specie xerica. É facilmente intuibile che con ali abbassate, i tricomi coprano gli stomi circostanti che si notano chiaramente e irregolarmente distribuiti (foto Paolo Michieli presso Radboud University Nijmegen) Tillandsia. Tricoma di una specie xerica con tre stomi al suo intorno (foto Paolo Michieli presso Radboud University Nijmegen)  

 

Se la condizione di foglia bagnata (satura) viene protratta per qualche giorno (per eccessive irrigazioni, unitamente a un eccesso di umidità ambientale che ne impedisca l'evapotraspirazione e l'asciugamento della superficie fogliare), si pregiudica gravemente la vita della foglia e quasi sempre dell'intera pianta. Per riportare la pianta alle normali condizioni di vita e di buon ''funzionamento'', sono sufficienti, in condizioni normali, una buona ventilazione, un innalzamento di temperatura, un aumento di luminosità, ecc. 

É fondamentale che ci sia sempre alternanza tra condizione asciutta e condizione bagnata, non importa se più o meno stretta; ossia: un sorso d'acqua, un respiro, un sorso d'acqua, un respiro,... 

 
     
 
 
  Tillandsia. Dettagli di paesaggi andini con specie diverse di Tillandsia che si sono aggrappate alla roccia o a supporti casuali e inerti  

  E' utile ricordare che alcune (non tutte!) delle specie grigie, con tricomi più sviluppati  che  sono più o meno vellutate al tatto, specie che vivono in natura in ambienti meno piovosi o dove non piove per settimane o addirittura mesi (altopiani andini e più in generale tutte le regioni dove esiste una marcata distinzione tra stagione secca e stagione piovosa), abbisognano di meno acqua o veramente di poca acqua. Eccessivi interventi irrigui su tali specie, le può facilmente portare a marcescenza per asfissia.  

   
     
 
 
  Tillandsia harrisii  

 

Le specie mesiche (specie a serbatoio, per lo più a foglie verdi, più o meno lucide), per loro morfologia e costituzione, sono generalmente molto più tolleranti  verso gli eccessi idrici, anzi, alcune di queste non disdegnano frequenti brevi piogge e mantengono quasi costantemente acqua nel serbatoio.  Quasi sempre nell'acqua del serbatoio è presente una grande quantità di detriti organici in fase più o meno avanzata di mineralizzazione, provenienti da due differenti fonti: dalle parti superiori della pianta ospite (vegetazione, corteccia, rami) e, a volte in quantità veramente consistenti, portati o trasformati in loco dagli insetti che adibiscono a loro ricettacolo le parti basali e più interne della tillandsia. La trasformazione a composti chimicamanete più semplici e chimicamente più leggeri (più facilmente assorbibili) della sostanza organica, operata dagli insetti, è qualitativamente consistente ed è operata su quantità rilevanti di prodotto organico. Non v'è dubbio che l'opera degli insetti è di estrema importanza per le Tillandsia epifite.

 
     
 
 
  Tillandsia. Superficie fogliare di una specie mesica, con tricomi e stomi. Da notare che sostanzialmente gli stomi non vengono ostruiti (coperti) dai tricomi, neppure quando questi ultimi hanno le ali completamente abbassate (foto Paolo Michieli presso Radboud University Nijmegen)  

 

Per quanto finora detto, generalmente la irrigazione delle specie mesiche (per lo più a foglie verdi, più o meno lucide) si presenta più semplice perché tali specie possono tollerare più facilmente grossolani errori (eccessi), purchè non frequentemente ripetuti.  E' buona norma, soprattutto per chi non ha molta dimestichezza con queste piante, che tra una irrigazione e la successiva venga data alla pianta la possibilità di evaporare o assorbire tutta l'acqua presente nella rosetta centrale (serbatoio).

 

 

Nelle composizioni che escono dalla nostra azienda sono presenti un mix di specie (mesiche e xeriche), per dare un equilibrio estetico di forma e di colore. Le piante usate e quelle vendute sciolte provengono tutte da coltivazioni; in nessun caso si tratta di piante depredate dal loro ambiente naturale; 

Le piante ''depredate'' dall'ambiente naturale (sempre che non rientrino nelle specie in via di estinzione, per le quali esistono severi divieti di raccolta) solitamente manifestano problemi di adattamento ai nuovi ambienti, che si manifestano con seccumi apicali più o meno pronunciati, con un aspetto sofferente, generalmente disidratato, oltre che con apparato fogliare a volte vistosamente danneggiato per le manipolazioni subite. Per tali piante non sarebbe possibile inoltre disporre di adeguate quantità, omogenee, tali da permetterne una costante, uniforme, seria coltivazione e commercializzazione.

Le selezioni che si attuano nelle zone di origine e le tecniche colturali che si adottano (fuori e dentro la serra), influiscono non poco sui bisogni irrigui della pianta, rispetto ai bisogni che la stessa avrebbe allo stato naturale.

Come per tutte le piante, per un ottimale mantenimento è la sensibilità di chi le accudisce che deve intuirne le esigenze, osservando per esempio il turgore delle foglie (nella maggior parte delle specie devono essere dure, non flosce e non raggrinzite alla base) e tenendo conto dell'ambiente (temperatura, umidità relativa, luminosità) dove sono collocate.

D'inverno, in ambienti riscaldati , con scarsa umidità relativa, è buona norma irrigarle a fondo 1 volta la settimana. Durante la bella stagione, quando non è in funzione il riscaldamento, gli interventi irrigui possono essere più radi, ma sempre la frequenza dipenderà dall'umidità relativa ambientale e dalla specie.

 
     
 
 
  Bromelie, Tillandsie, Cactus sulle Ande (3000-4500 msm)  

   
     
 
 
  Orchidee e Tillandsie ancorate su fusti di palme in regioni tropicali  

 

E' utile, nella bella stagione, collocarle alla pioggia. In questo modo possono anche liberarsi di un po' di polvere e inquinanti e reidratarsi con acqua sicuramente non calcarea.

L'irrigazione e la nebulizzazione ripetute, eseguite con acqua calcarea, porta alla formazione di una più o meno spessa incrostazione sulle foglie, specialmente delle specie xeriche a foglie setose, che nuoce alla buona funzionalità dei tricomi e deturpa in modo più o meno evidente la bellezza della pianta.

Durante la bella stagione, a cominciare da minime notturne di almeno di 5-8 °C, è possibile e utile per mantenerle in perfetto stato, tenerle all’esterno. Possono essere collocate ovunque ma all’ombra, meglio se sotto la chioma di altra vegetazione o, per gli appassionati, nelle insenature tra i rami degli alberi nel giardino di casa. Nel giro di poche settimane o qualche mese (secondo la specie, la disponibilità di piogge e l’umidità ambientale), instaureranno con la pianta ospite un perfetto rapporto di epifitismo, con l’emissione di radici che si incaricheranno di fissare in maniera stabile e sicura le piante ai rami. Durante le prime settimane dopo la collocazione, al fine di facilitare l’emissione delle radici di ancoraggio, utili saranno alcune irrigazioni. In seguito non saranno necessarie ulteriori cure. Le Tillandsia all'aperto, collocate in zone adeguate non hanno bisogno di irrigazioni perchè sarà loro sufficiente l’umidità della notte e l'eventuale acqua di pioggia e vi stupiranno con la loro vitalità con la emissione di nuove foglie e con la fioritura (nelle piante a maturazione). Non sarà necessario concimarle, ma se lo fosse, si rimanda al paragrafo ''nutrizione''. Prima della stagione fredda (temperatura al di sotto di 5-8 °C) dovranno essere ritirate e collocate al riparo dal freddo.

La resistenza al freddo dipende da molti fattori, alcuni dei quali elenchiamo:

-la specie di appartenenza 

-per portare la pianta a una maggiore resistenza al freddo è importante che vi sia una variazione graduale di temperatura, con la quale si adatta la pianta a più basse temperature; sono sempre da evitare brusche variazioni di temperatura (in aumento o in diminuzione)

-la concimazione: la quantità e i rapporti tra gli elementi nutritivi fondamentali e in definitiva la concentrazione dei succhi cellulari influisce notevolmente sulla resistenza al freddo. E' utile inoltre, abbassare la quantità di azoto e aumentare quella di potassio

-grado di idratazione della pianta: una leggera, oculata disidratazione aumenta la resistenza al freddo

Esistono poi delle accortezze che ognuno può mettere in pratica, come quella di collocare le Till. sotto la chioma di alberi o in genere sotto altra vegetazione; in questo caso il raffreddamento dovuto all'irraggiamento notturno può essere contenuto e si può facilmente arrivare a un guadagno di alcuni gradi centigradi (4-5 °C)

Il buon senso può aiutare molto più di consigli, a volte scontati.

Se la temperatura minima, non fosse il maggiore fattore limitante (almeno nel Nord Italia e Nord Europa), potrebbero essere collocate all'esterno, durante tutto l'anno e, quando possibile, appese sotto un albero, o appoggiate sopra un ramo, con il quale potrebbero instaurare un rapporto di epifitismo, aggrappandosi alla corteccia.
 

 

 

Dalla letteratura riportiamo un elenco con la sensibilità al freddo di alcune specie di Tillandsia. I valori non sono da prendere alla lettera, ma vanno considerati nel contesto di studio o constesto ambientale.

R  -6,7 °C = piante resistenti, che sopravvivono con poco o nessun danno da freddo con mantenimento per molte ore alla temperatura indicata

R  da -3,3 a -2,2 °C = piante resitenti, che sopravvivono con poco o nessun danno da freddo con mantenimento per molte ore alla temperatura indicata

D  da -3,3 a -2,2 °C = piante che non sopravvivono o che manifestano notevoli danni da freddo con mantenimento per molte ore alla temperatura indicata

S  0°C = piante sensibili o che muoiono con mantenimento per molte ore alla temperatura indicata

 

 

 

                                                                              

SPECIE                                                         

        R  -6,7 °C        

R da -3,3 a - 2,2 °C       

   D da -3,3 a -2,2 °C 

          S  0°C        

Tillandsia aeranthos                          
              X              
                                                
Tillandsia baileyi
x
x
  
Tillandsia balbisiana 
x
x
 
Tillandsia bartramii 
x
  
Tillandsia bergeri 
x
  
Tillandsia brachycaulis 
x
  
Tillandsia butzii  
x
 
Tillandsia capitata 
x
  
Tillandsia caput-medusae  
x
 
Tillandsia carlsoniae 
x
  
Tillandsia chaetophylla 
x
  
Tillandsia complanata  
x
 
Tillandsia concolor 
x
  
Tillandsia cyanea 
x
  
Tillandsia deppeana  
x
 
Tillandsia didisticha 
x
  
Tillandsia duratii var. saxitilis 
x
  
Tillandsia edithae 
x
  
Tillandsia 'Emilie' 
x
  
Tillandsia exserta 
x
  
Tillandsia fasciculata
x
x
x
 
Tillandsia fasciculata var. densispica forma alba 
x
x
 
Tillandsia festucoides 
x
x
 
Tillandsia filifolia 
x
  
Tillandsia flexuosa  
x
 
Tillandsia grandis
x
   
Tillandsia guatemalensis 
x
  
Tillandsia gymnobotrya 
x
x
 
Tillandsia imperialis 
x
  
Tillandsia ionantha
x
x
x
 
Tillandsia ixioides 
x
  
Tillandsia jucunda 
x
  
Tillandsia juncea 
x
  
Tillandsia karwinskyana  
x
 
Tillandsia kerchoffiana 
x
  
Tillandsia lampropoda  
x
 
Tillandsia latifolia 
x
  
Tillandsia leiboldiana 
x
  
Tillandsia lindenii 
x
  
Tillandsia linearis 
x
  
Tillandsia loliacea 
x
  
Tillandsia lucida  
x
 
Tillandsia multicaulis  
x
 
Tillandsia paleacea 
x
  
Tillandsia paleacea 'Canta' 
x
  
Tillandsia paucifolia  
x
 
Tillandsia plumosa 
x
  
Tillandsia polystachia  
x
 
Tillandsia pruinosa  
x
 
Tillandsia pseudobaileyi  
x
 
Tillandsia punctulata  
x
 
Tillandsia recurvata      (congelata  -9,5 °C)
x
   
Tillandsia rothii  
x
 
Tillandsia rubella 
x
  
Tillandsia schreiteri 
x
  
Tillandsia simulata 
x
x
 
Tillandsia sphaerocephala 
x
  
Tillandsia streptophylla 
x
x
 
Tillandsia stricta 
x
  
Tillandsia subulifera 
x
  
Tillandsia tectorum  
x
 
Tillandsia tenuifolia
x
x
  
Tillandsia tricolor 
x
  
Tillandsia usneoides      (morta  -9 °C)
x
x
x
 
Tillandsia utriculata       (morta  -9 °C)
x
x
x
 
Tillandsia vernicosa 
x
  
Tillandsia violacea 
x
  
Tillandsia viridiflora  
x
 
Tillandsia x floridana 
x
  
Tillandsia yunkeri  
x
 
 

 

 

Trattamenti insetticidi. Per un buon coltivatore, quasi mai è necessario intervenire con insetticidi su una coltura di Tillandsia. E se più interventi fossero richiesti, significa che la coltura non è mantenuta nel modo migliore, poichè una presenza consistente di insetti (di qualsivoglia genere e specie) denoterebbe cattivo mantenimento dell'ambiente e cattiva conduzione della coltura.

Pertanto, piante che escono in perfette condizioni dalla serra, una volta poste in casa non necessitano o non dovrebbero necessitare di alcun trattamento insetticida o anticrittogamico (contro i funghi), almeno per un lungo periodo di tempo.

 Se proprio fosse necessario, per dei trattamenti insetticidi si possono usare dei prodotti che contengano come principi attivi delle piretrine, per l'aquisto e l'usodei quali non sono necessari requisiti particolari.  Si raccomanda di attenersi alle dosi medie consigliate.

Si possono usare anche, con attenzione, gli insetticidi spray sempre a base di piretroidi, usati nelle abitazioni contro mosche, zanzare, ecc. Si raccomanda di agitare bene e mantenere la bomboletta ben a distanza dalla pianta e di non ''lavarla'' con l'insetticida. E' buona norma in tutti i casi, saggiare l'eventuale fitotossicità del prodotto su una piccolissimna porzione di pianta, proteggendo dalla nebulizzazione, il resto della vegetazione. 

 

   
     
 
 
  Tillandsia capitata di taglia XL (30-35 cm diametro)  

 

(Il paragrafo che segue è in aggiornamento, pertanto si consiglia anche di leggere nel paragrafo: ''tillandsia in breve'', la parte riguardante il mantenimento)

 

 

Altre indicazioni di massima, potrebbero essere le seguenti:

- Umidità ambiente: ambienti con un tasso medio o medio-alto di umidità relativa , accolgono meglio tali piante.

Temperatura, c'è da dire che queste piante (facciamo esplicito riferimento alle specie coltivate) possono sopportare a lungo, da diversi giorni a varie settimane, temperature di 5-6 °C  o anche inferiori a questi valori. Si tenga comunque presente che la resistenza al freddo varia molto da specie a specie. Negli ambienti chiusi (casa, ecc.) è consigliabile mantenerle a moderata temperatura (15-25 °C), lontane da fonti di calore e da condizionatori. 

- Luce: collocarle possibilmente in posizione luminosa, evitando (specialmente se all'aperto) il sole diretto.

Concimazione:  Se le Tillandsia escono di serra in perfetto stato vegetativo e se fino a quel momento sono state ben coltivate, le quantità di sali incamerati durante la coltura in serra sono sufficienti per molto tempo (diversi mesi) per il mantenimento in buona salute della pianta.

Se durante la bella stagione si volesse di tanto in tanto concimarle con uno dei tanti concimi liquidi o in polvere (posibilmente provvisti oltre che di macro, anche di microelementi) per piante verdi o per piante fiorite disponibili ovunque, si deve prestare attenzione al momento di preparare la soluzione, di abbassare le dosi consigliate nella confezione, fino ad arrivare a 1/3 o 1/4 della dose consigliata. E' un consiglio di massima per evitare ustioni alla pianta. Se loperazione viene fatta per es. per immersione in una bacinella (scelta consigliata), si diluisca la poca quantità di concime richiesta, nella quantità di acqua necessaria per arrivare alla concentrazione voluta.

Ci permettiano solamente di ricordare che una concentrazione all'1 x mille significa 1 cc di concime in 1000 cc circa (1 litro) di acqua; per cui per preparare 10 litri di soluzione all'1 x mille sono necessari 10 cc di concime in 10 litri di acqua, mentre per arrivare a 1/4 o  1/3 di questa concentrazione, si devono diluire circa 2,5-3  cc di concime in 10 litri di acqua. Si immerga poi la pianta per alcuni secondi (tempo che può essere prolungato a qualche minuto, dipendendo dalla specie, dal grado di disidratazione e dalla frequenza dell'operazione) nel recipiente contenente la soluzione. Nel caso di nebulizzazione, si utilizzi la soluzione, alla concentrazione correttamente preparata, per spruzzarla sulla pianta. Se invece(Ai nostri clienti, se in grado di recepirle,  possiamo fornire istruzioni  più dettagliate in merito alla concimazione).

Il fabbisogno in sali da parte delle Tillandsia, è sensibilmente diverso tra le varie specie.

Se le Tillandsie vengono concimate, si tenga presente che l'operazione comporta poi una maggiore attenzione verso le necessità idriche della pianta, se non altro per la aumentata concentrazione di sali sulla superficie fogliare, che unitamente ai sali derivanti dalle nebulizzazioni, potrebbe dare qualche inconveniente.

Quando possibile è di gran lunga preferibile l'immersione per alcuni secondi o qualche minuto in acqua. Con questa modalità, la pianta accumula molto meno calcare sulla superfice delle foglie, anche nel caso si usasse acqua con un discreto tenore di calcare. 

Si tenga presente che le piante in natura vengono alimentate con i sali e altre sostanze lisciviati dai rami degli alberi, sciolti nell'acqua meteorica, in concentrazioni veramente minime. In proposito si veda il paragrafo ''nutrizione'' e più in generale il capitolo ''cosa sono''.

Nelle composizioni, nel caso si staccasse qualche pianta, meglio lasciarla semplicemente appoggiata. Nel caso si volesse fissare stabilmente la pianta al supporto, non usare assolutamente colle a freddo poiché contengono solventi nocivi per la pianta, ma semplicemente si fissino con filo di plastica, metallico o di tessuto naturale (sono queste le soluzioni migliori), oppure mediante colle siliconiche a caldo, applicandole con le normali pistole termiche reperibili in qualsiasi ferramenta. Si raccomanda, in questo caso, di aspettare un leggero abbassamento della temperatura della colla sul supporto, prima di appoggiarvi la pianta. Molto valide sono le colle per innesti usate in vivaismo. Se l'operazione viene fatta correttamente e la pianta viene mantenuta in buono stato, in ottimali condizioni di umidità, questa potrà sviluppare un vistoso apparato radicale di ancoraggio al supporto.


 
     
 
 
  Tillandsia ionantha (pianta irrigata di proposito prima della foto, per evidenziarne il colore; la zona bianca sulla sinistra della pianta sono tricomi con ali particolarmente sviluppate, che emergono dal velo d'acqua che ricopre la pianta)  

  Per ulteriori informazioni su come si nutrono in natura le Tillandsia, si veda il paragrafo ''Nutrizione'', semplice e indispensabile per poter ''capire'' le Tillandsia.   

 

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(2) (Si intenda per microclima quel complesso di condizioni climatiche che vengono a instaurarsi al di sotto dei due metri di altitudine, influenzati, più o meno direttamente, dal terreno-suolo e dalla biosfera presente).

Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2010

 

 

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